FATTORI DI RISCHIO

FATTORI DI RISCHIO CARDIOVASCOLARE

rischi cardiovascolari
Nonostante i progressi raggiunti nella prevenzione e nelle terapie, l'infarto miocardico e tutte le patologie connesse al sistema circolatorio restano le principali cause di invalidità e di morte nella società contemporanea.

I fattori di rischio sono classificati in due categorie:
  • fattori di rischio non modificabili
  • fattori di rischio modificabili

I FATTORI DI RISCHIO NON MODIFICABILI.

L’età: il rischio di eventi cardiovascolari aumenta progressivamente con l'avanzare dell'età il sesso maschile: gli uomini sono a maggior rischio rispetto alle donne (in queste comunque il rischio aumenta sensibilmente dopo la menopausa)
La familiarità: è a maggior rischio chi ha parenti con eventi problemi cardiovascolari (infarto miocardico, ictus cerebrale) occorsi in età media inferiore a 55 anni negli uomini e a 65 anni nelle donne

I FATTORI DI RISCHIO MODIFICABILI SONO:

FUMO: oltre ad essere un fattore di rischio cancerogeno specialmente a livello polmonare, il fumo è un importante causa di accelerazione dei processi di arteriosclerosi. Gli effetti nocivi a livello cardiovascolare sono essenzialmente legati a due sostanze: la nicotina e il monossido di carbonio.
Se consideriamo l'incidenza della morte improvvisa nella popolazione in un periodo di 10 anni, possiamo constatare che essa si manifesta in circa il 20 % dei soggetti non fumatori, mentre colpisce in ragione del 45 % nei fumatori. Se questi ultimi sono anche ipertesi o ipercolesterolemici, l'incidenza di morte improvvisa sale al 92 % per arrivare al 171 %, se tutti i tre fattori maggiori di rischio sono presenti contemporaneamente. Poiché l'ipercolesterolemia e l'ipertensione comportano un rischio del 52 %, quando isolate, e dell'85 %, quando associate, possiamo concludere che il fumo raddoppia il rischio di morte improvvisa in questi soggetti.
Si deve tener presente inoltre che il fumo favorisce la broncopneumopatia cronica e l’enfisema polmonare, condizioni che a loro volta si aggiungono ad aggravare una cardiopatia già in atto;
IPERTENSIONE ARTERIOSA: per potere inviare sangue ossigenato ai vari tessuti e organi il cuore deve esercitare una determinata pressione. I valori normali della pressione arteriosa, secondo le ultime linee guida ESH – ESC (European Society of Hypertension – European Society of Cardiology) non dovrebbero essere superiori a 129/80 – 84 mmHg, tenendo presente comunque che valori superiori e compresi tra 130/85 e 139/89 mmHg, pur essendo ancora nei limiti, sono considerati tipici di una cosiddetta pressione normale – alta, per la quale è necessario un attento controllo specialmente in presenza di altri fattori di rischio associati. Se consideriamo 140/90 mmHg come livello soglia, si è rilevato che in base ai dati statistici mondiali la prevalenza dell’ipertensione arteriosa nella popolazione generale si aggira intorno al 20%. Se consideriamo inoltre l’incidenza, ovvero la comparsa di nuovi ipertesi nella popolazione in un determinato periodo di tempo, si è constatato che essa è pari a circa il 5% in entrambi i sessi per ogni 10 anni di osservazione e risulta almeno raddoppiata nei soggetti di razza negra.
DISLIPIDEMIA: Il riscontro dell’esistenza di una correlazione tra eccesso di colesterolo nel sangue e aterosclerosi risale a circa un secolo fa. Successivi studi epidemiologici, eseguiti su larga scala, confermarono la stretta correlazione tra la colesterolemia e il rischio di malattia e morte per cardiopatia ischemica a 10 anni.
Secondo le linee guida europee la colesterolemia totale non deve superare i 190 mg/dl. Il controllo della colesterolemia costituisce pertanto un elemento essenziale per la prevenzione dell’aterosclerosi. Molto frequentemente l’adozione di una dieta equilibrata come quella mediterranea è sufficiente per mantenere i livelli di colesterolemia nei limiti normali. Lo stile alimentare deve essere improntato ad una riduzione dell’apporto dei grassi saturi, il cui contributo calorico non dovrebbe superare il 10% giornaliero. L’apporto moderato di alcool fino a 30 – 40 mg/die favorisce l’aumento della frazione HDL del colesterolo. Esistono tuttavia forme genetiche di dislipidemia familiare, per le quali la dieta da sola non è sufficiente. In questi casi è necessario ricorrere anche a farmaci ipolipemizzanti, come lestatine e i fibrati.
OBESITÀ: l’obesità costituisce un fattore di rischio cardiovascolare ed è un problema che coinvolge gran parte delle popolazioni mondiali. Esso è divenuto più serio nell’America del Nord ed in Europa, ma è diffuso anche in aree come l’ Asia, l’India, la Cina, il Giappone ed anche in alcune regioni dell’Africa e del Sud America, dove in passato non era presente, se non in minima entità. Essa inoltre rappresenta un fattore di rischio per il diabete, alcuni tipi di tumore (endometriale, colon-rettale, renale, della colecisti e della mammella in postmenopausa) e osteoartriti. Per quanto riguarda l’Italia i dati forniti dall’ ISTAT sulla popolazione adulta evidenziano che un maschio su due è in sovrappeso e uno su dieci è obeso; tra le donne, una su tre è in sovrappeso e una su dieci è obesa. Questi dati riferiti al 2005 evidenziano una crescita dell’obesità con un aumento percentuale del 9% rispetto al 2000. Inoltre l’obesità colpisce maggiormente le persone meno istruite e più povere. Nella popolazione di età inferiore a 18 anni le percentuali, comprendenti il sovrappeso e l’obesità, sono del 26,9% tra i maschi e del 21,2% tra le femmine.

MALATTIE CARDIOVASCOLARI

Le malattie cardiovascolari costituiscono la prima causa di morte e di invalidità nelle nazioni del mondo occidentale. Esse sono, inoltre, in continua crescita e ciò è essenzialmente legato a un parallelo aumento dell’età della popolazione.

Nonostante i progressi ottenuti nel campo della terapia, la migliore difesa è tuttora rappresentata dalla prevenzione. Questa presuppone la conoscenza dei fattori di rischio cardiovascolare, una loro attenta valutazione e una loro efficace eliminazione e/o riduzione.
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